Isole Tremiti
L’isola di San Domino

Gli antichi cronisti, parlando delle Tremiti non facevano una grande distinzione fra un’isola ed un’altra, poco sappiamo della storia specifica di San Domino. Il suo nome deriverebbe da una chiesa, di cui non è rimasta nessuna traccia, dedicata a San Domino, vescovo e martire. Con una superficie di 203 ettari e una lunghezza di poco meno di tre chilometri, l’isola di San Domino la più estesa dell’arcipelago, culmina nel colle dell’Eremita (116 m). L’isola ha una popolazione di circa 320 abitanti, ospita moderne strutture di ricezione turistica, costruite accanto alle case del villaggio rurale sorte nel 1935 come campo di internamento, poi abbandonato e occupato dai contadini.

Dal porticciolo presso la caletta degli Schiavoni, la strada principale sale alla piazzetta del Belvedere, fulcro della vita sociale e notturna di San Domino. L’isola è ammantata di una folta macchia mediterranea con prevalenza di alberi di pino di Aleppo. La vastità della pineta confermerebbe le notizie storiche relative alla dissolutezza dei monaci di San Nicola, che si dice usassero piantare sull’isola di San Domino un albero per ogni peccato commesso.

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La principale attenzione che quest’isola esercita sui turisti consiste nella possibilità di vivere a diretto contatto con una natura incontaminata.. L’isola è percorribile per l’intero a piedi o in bicicletta, è questo l’unico modo. Per raggiungere invece le baie appartate e solitarie, l’ideale è muoversi prendendo a noleggio un natante o facendosi accompagnare da un barcaiolo. L’isola è composta da numerose insenature, calette, grotte che si aprono nella costa:

GROTTA DEL SALE

La quale trarrebbe nome dal fatto che in essa, si formano naturalmente grandi quantità di sale, ma è più probabile che il suo nome derivi dal fatto che in passato essa costituisse un nascondiglio per i contrabbandieri di sale.

GROTTA DELLE VIOLE

Una delle grotte più belle delle isole Tremiti, si presenta con una spaccatura nella roccia, dove si entra in una insenatura a forma cilindrica scoperta, le cui pareti in primavera sono rivestite da differenti varietà di fiori. All’interno della cavità ci si catapulta in un’atmosfera surreale accompagnata dall’infrangersi delle onde sugli scogli e dai riflessi delle acque color verde-azzurro.

GROTTA DEL BUE MARINO

Chiamata così perché in tempi passati fu abitata da esemplari di foca monaca. La grotta s’interna per una lunghezza di circa 70 metri, conservando una larghezza di circa sei metri, ed una altezza di circa quattro metri, la grotta finisce con due spiaggette, in passato luogo di riposo del Bue marino. In questa grotta data la bassa profondità dell’acqua (circa tre metri per tutta la sua lunghezza), è possibile ammirare il suggestivo fenomeno di fosforescenza, causato dal riflesso della luce del sole che attraversando le acque basse della cavità, tinge di azzurro le pareti.

L’ARCHITIELLO

Si presenta come una specie di grotta forata, coperta da un artistico arco naturale.

GROTTA DELLE RONDINELLE

E’ così chiamata perché in primavera vi nidificano le rondini, essa è composta al suo interno da due pilastri naturali.

I PAGLIAI

Sono una decina di piccoli e grandi monoliti, così chiamati perché il loro aspetto richiama la forma, dei pagliai delle campagne italiane. Uno di questi presenta una foratura che forma un suggestivo arco navigabile.

LE CALE:

La cala dei Benedettini dove è presente la grande vasca o conserva di acqua chiamata “Cisterna dei Benedettini” costruita dai monaci.

La cala degli Inglesi dove dai vapori inglesi venivano sbarcati equipaggi e mercanzie.

Punta del vapore situata nel mezzo tra cala dei Benedettini e cala degli Inglesi; luogo di importanza storica in quanto quì nella notte del 13 Marzo 1864 è naufragata la nave garibaldina “Lombardo”. Ritrovamento certificato nel 2005.

La cala di tramontana la più grande insenatura presente sull’isola di San Domino, divisa in due: da una parte cala tramontana e dall’altra cala tonda (piccola piscina naturale).


L’isola di San Nicola

Lunga poco più di un chilometro e mezzo, larga 450 metri, con una elevazione massima di 75 metri, ha una superficie di 42 ettari ed è abitata da circa 150 persone. L’isola di San Nicola costituisce il centro storico, religioso ed amministrativo dell’arcipelago. Si parte dal versante meno scosceso dell’isola in una insenatura sfruttata sin dall’antichità come approdo naturale, oggi si trova la “Marina”, un piccolo porto distante circa 450 metri da quello di San Domino, con il quale è collegato da un servizio di traghetto.

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Dalla banchina del porto una strada selciata a rampe conduce ad un antico posto di guardia, il “Cavaliere del Crocifisso”, una porta fortificata, munita di merli e caditoie, realizzato dai cistercensi nel Duecento.

Seguendo la strada questa conduce ad un secondo luogo di guardia la “Torre del Pennello”, un bastione quadrilatero che dà accesso alla spianata, sulla quale si affacciano le case di abitazione costruite nell’Ottocento per accogliere la guarnigione ed i confinati.

Proseguendo per un viale che attraversa la spianata si raggiunge il ponte di accesso all’abbazia fortificata, dove sulla destra troviamo la “Torre Aragonese”, a base circolare, costruita alla fine del XV secolo.

Si percorrono due brevi rampe e si passa sotto la “Torre quadrata” nella quale è incastonata una Madonna col bambino. Si attraversa un porticato nel quale si trova il “Pozzo della Meridiana”, una cisterna di forma ottagonale che raccoglieva le acque provenienti da un complesso sistema idrico.

Alla fine del portico alcuni gradini conducono all’ampio sagrato rettangolare antistante la chiesa abbaziale di “Santa Maria a Mare”. Eretta dai benedettini nel 1045, su precedenti fondazioni altomedievali, fu più volte rimaneggiata nel corso dei secoli, specialmente da parte dei lateranensi nella seconda metà del XV secolo.

Le spaccature presenti sulle pareti appartengono all’assedio del 1807 delle artiglierie che gli inglesi avevano piazzato sull’isola di San Domino.

All’interno dell’abbazia è collocata una statua lignea policroma di “Madonna col bambino” (sec. XI), una delle tante Madonne nere provenienti da Bisanzio, che ogni anno nel giorno dell’Assunta (15 Agosto) viene portata in processione sul mare.

A completare la difesa del Castello una rampa conduce all’imponente baluardo detto “Cavaliere di San Nicola”, luogo in cui un profondo solco separa la parte fortificata dalla zona disabitata dell’isola. Secondo la tradizione, questa profonda incisione detta la “Tagliata”, sarebbe stata iniziata per motivi di difesa dai monaci lateranensi.

Attraverso un sentiero si raggiunge una parte disabitata dell’isola nella quale sono presenti testimonianze archeologiche come le fondamenta di una domus romana, i resti di una necropoli greco-romana con tombe a fosse scavate nella roccia. Secondo la legenda questo è il luogo dove sarebbe stato sepolto Diomede.